Laura, detta Lastronza

Lastronza oggi è all’ultimo giorno. Ha rubato, e lo sa. Avrei potuto denunciare la cosa e crearle dei problemi. L’avrebbe meritato senz’altro. Ma non ho fatto nulla.

Avevo già preparato la raccomandata da inviare al comando della Polizia Locale, all’Assessorato, alla FITA ed alla SIAE, oltre che, per conoscenza, alla sua Associazione Culturale.
Si sarebbe quanto meno spaventata. Forse avrebbero addirittura fermato gli spettacoli. La cosa buffa è che lei ci lavora, nella Polizia Locale. Avrebbe rischiato anche in quel senso.
Poi non ho spedito quelle lettere. Forse perché Lastronza l’avrebbe fatto. E io sono migliore di lei.

Ha messo in scena un testo che io ho tradotto. Non è registrato alla SIAE: l’ho pubblicato sotto CC (attribuzione – share alike). Unico vincolo d’uso sarebbe stata la citazione del mio nome. Lastronza ha il testo perché l’avevo preparato allo scopo di allestirlo insieme. Quella era la mia intenzione. Ovviamente prima che lei demolisse la compagnia ed il progetto. “La compagnia è mia! Decido io!” In quel modo ha fatto a pezzi il lavoro di tre anni. Ecco perché è Lastronza.

Per le due stagioni teatrali successive nessuno spettacolo. Lastronza era rimasta sola con la “sua” compagnia morta. Adesso torna con quel testo. Evidentemente il mio lavoro era ottimo. Ed altrettanto evidentemente Lastronza non è stata in grado di inventarsi nulla di meglio. E nemmeno ha messo su una compagnia decente: quel testo è la versione ridotta a 5 personaggi di un copione per 14. Va bene soltanto se non hai abbastanza persone su cui contare.
Lastronza non le avrà mai.