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CICAP: In convegno come in vacanza

logo-cicap Se non c’eravate, non potete capire.
Passi gran parte della vita a maledire l’abbondanza di stupidi, dormienti e veri idioti. Poi ti capita di passare tre giorni (e tre notti) interi in compagnia di centinaia di persone sveglie, vivaci ed in grado di pensare.

Quando torni a casa da un convegno CICAP, sai di aver assaggiato come potrebbe essere un mondo migliore. Hai rivisto i vecchi amici, ne hai conosciuto di nuovi, hai conversato con persone che ammiri da sempre “da lontano” (e da quando li hai visti da vicino, l’ammirazione s’è perfino accresciuta), hai assistito a conferenze tanto interessanti da volerle riascoltare subito dopo, hai potuto vedere l’incredibile dell’illusionismo, della prestigiazione, del mentalismo, dell’escapologia, hai scoperto come si crea una Sindone “come Dio comanda”, hai riportato a casa milioni di cose da raccontare.

La sensazione del giorno dopo è quella di chi è appena tornato da una bellissima vacanza, col dispiacere che sia finita. Ed anche se lo sapevi già, ora hai la prova di quanto sia meravigliosa ed eccitante la scienza. Anzi, ora sei tu stesso la prova di ciò, ogni volta che ne parli con qualcuno.

Quello di Abano, tenutosi il 9, 10 e 11 ottobre, è stato il mio primo Convegno CICAP. Non ho un termine di paragone per questa fantastica esperienza. Immaginate centinaia di persone che discutono divertendosi di argomenti scientifici. Persone di ogni età, letteralmente. Persino uno dei bambini presenti ha contribuito alla discussione con i relatori.

Mi rendo conto che il mio entusiasmo può apparire sovradimensionato, forse eccessivo. La mia descrizione può apparire esagerata… ma l’ho scritto prima: se non c’eravate non potete capire.

Qui alcune immagini.

Domenica, già lunedì

Non so ancora cosa sto scrivendo. Ma scrivo perché dopo qualche bicchiere di vino (una bottiglia gentilmente donata da quel buongstaio di mio padre) ci sono sempre troppe parole che restano a struggersi nel posto dove nascono le favole. Allora devo liberarne qualcuna.

Mi sentirei bene, se la vita fosse un’eternità di momenti come questo. Purtroppo però si deve lavorare, guadagnare, mangiare e morire. Quindi l’istante di adesso è un’eccezione.
Vale la pena goderselo.

Tra le altre cose devo sottolineare una grande fonte di emozione piacevole. Due miei amici si sposano sabato prossimo. Qualche settimana fa lei mi ha chiamato al telefono per preannunciarmi l’invito alla cerimonia. La cosa mi ha un po’ sorpreso, dal momento che non ci vediamo spesso. Però mi sento lusingato. A rifletterci bene ho avuto una parte importante nel trovare un lavoro ad entrambi. E soprattutto sono stato sincero, cosa che non mi è costata fatica alcuna, ma comunque rara di questi tempi.

Nel giorno più importante della loro vita, hanno deciso di invitarmi. Questo è il punto. Al di fuori di ogni specie di calcolo sociale, di ogni apparenza pretestuosa, potevano senza problemi dimenticarsi di me, ed invece con gentili e calorose parole sono stato invitato a condividere quella giornata.

Allora ci sarò, augurando ai due sposi il meglio che la vita può offrire loro.

Insegnando s’impara

Il regista ha modificato alcuni dettagli di diverse scene per un effetto migliore, in vista delle date al chiuso del prossimo autunno. Mentre lui lavorava su alcuni passaggi, chi non era impegnato s’è messo a provare – da solo o con altri – sulle proprie battute.

Io ho dato qualche suggerimento alla più giovane del gruppo. La sua esperienza teatrale è quasi nulla, riducendosi a poche battute in questo spettacolo. In compenso sembra dotata di una intelligenza pronta, ed è stato facile farle capire cosa intendevo dire con le mie indicazioni. E’ molto bello trasmettere un pochino della propria esperienza. O forse è questione di orgoglio nel vedermi ascoltato così attentamente. Il vecchio saggio. In effetti ero anche inspiegabilmente imbarazzato. Forse è così che ci si sente quando si è padre. La differenza d’età c’è tutta. Quando io ho debuttato nel teatro, lei non era ancora nata.

La prossima settimana la sua recitazione sarà migliorata, ed io sarò molto orgoglioso di lei.

La ruota ed il palcoscenico

Riprese le prove dopo la pausa estiva.
Ci sono quattro facce nuove in compagnia. Provengono da tre anni al Teatro Stabile, dunque mi aspetto che siano tutt’altro che novizi nelle cose teatrali. Tre sono donne.

Una di loro, come me, non parla il dialetto locale. Ai miei occhi questo è un pregio, nonostante possa rappresentare una piccola difficoltà in più per un gruppo (ed un regista) abituato al teatro dialettale. Difficoltà che alla fine si traduce in una ricchezza in più, una volta portata sul palcoscenico. Lo spettacolo di quest’anno lo dimostra.

Un’altra delle nuove ragazze credeva di avermi già visto da qualche parte. Abbiamo stabilito che è stato quando sono apparso in televisione durante un programma di divulgazione scientifica, poche settimane fa.

Le canzoni dello spettacolo ce le ricordiamo abbastanza bene. E pure le rispettive posizioni. Domani riprendiamo anche con il recitato. Decisamente non sono più il nuovo elemento di un anno fa, quando il gruppo s’è rinnovato per buona parte. Oggi ne sono parte, come confermano le mie sensazioni e gli altrui sorrisi.

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